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Quando il selfie uccide… la poesia

Esistono ancora luoghi al riparo dai selfie? Il bagno, le vacanze, l’auto, l’ufficio: nessuna parete sembra essere in grado di fare da scudo alla fotocamera di certi smartphone, e non sempre con risultati esaltanti. Se è vero che non c’è limite alla fantasia delle persone, è anche vero che la toilette di un bagno pubblico non è proprio il luogo ideale per sfoggiare un nuovo taglio di capelli!

Passi la foto con la duck face, quell’espressione che vorrebbe imitare un bacio ma che troppo spesso risulta a metà tra un papero sorpreso fuori dal suo habitat e una rigenerante bevuta a base di succo di limone, o l’autoscatto in palestra con trucco e capelli freschi di piega, vero quasi quanto i selfie a tradimento delle star appena sveglie… Tutte espressioni (purtroppo) entrate nella quotidianità del nostro feed, ma capaci anche di strapparci un sorriso.

Cosa succede però quando si esagera? La risposta è tanto facile quanto imbarazzante, etichettata con l’hashtag #aftersex: fenomeno partito dalle celebrità e diventato una prassi comune (e non solo chi mastica l’inglese capisce di cosa stiamo parlando…). Attenzione però che l’agguato è dietro l’angolo: della compagna ufficiale in caso di scappatelle o dei genitori se siete nel mezzo delle prime love stories. Perchè è vero che sono le parole ad uccidere la poesia di un amore, soprattutto se anticipate dal socialissimo cancelletto!

Altro tema scottante, di nome e di fatto, è quello legato alle foto estreme: selfie pericolosi, che possono creare più di qualche grattacapo, soprattutto se nel tentativo di immortalarvi accanto ad una granata finite col farla brillare, e non di certo grazie al flash! Ed è vero che il premio è vincere un prestigiosissimo Darwin Award, ma siamo sicuri che valga la pena di rischiare?

Render 3d: diamo forma alle vostre idee!

Un render 3d è forse lo strumento più efficace per poter toccare con mano un’idea prima della sua realizzazione vera e propria. Immagini altamente realistiche che possono spaziare in vari campi di applicazione (ad esempio le costruzioni edili, l’ambientamento di locali vuoti, oppure forme visionarie, capaci di descrivere un concetto o un’idea) i render sono in grado di interpretare le idee creative e dare loro forma.

Riuscire a fornire un servizio all’avanguardia non è cosa da poco: per questo siamo fieri della nostra collaborazione con Davide Pezza, autore degli elaborati che vedrete a fondo pagina e professionista nel settore del design tridimensionale, forte di un bagaglio di esperienza tecnico stilistica che gli consente di rappresentare praticamente tutto.

Dalle ambientazioni simulate per riviste d’arredamento alla riproduzione di oggetti con un realismo quasi fotografico, passando per disegni e grafiche nati da bozzetti realizzati a mano libera, l’effetto ottenuto è in grado di soddisfare qualsiasi esigenza creativa, stilistica e grafica.

Il risultato per noi è eccezionale, ma vogliamo lasciare che siate voi a giudicare:

 

#CinemaDays: quando la creatività sposa il portafoglio

Gustarsi un bel film immersi nella giusta atmosfera, davanti a un grande schermo ben illuminato e circondati da perfetti effetti sonori, si dice non abbia prezzo. In realtà le nostre tasche sanno che una proiezione al cinema un prezzo ce l’ha, e spesso anche molto salato.

Per questo sia gli amanti del cinema che i frequentatori occasionali delle sale hanno nel tempo ridotto al più possibile i film imperdibili sul grande schermo, preferendo attendere il passaggio dei lungometraggi sui canali in chiaro o sulla pay-tv, oppure affidandosi alla per nulla nobile arte della pirateria informatica. Un problema che affligge l’industria cinematografica, non più così florida come in passato, e che condiziona il tempo libero di chi a malincuore si trova costretto a dover rinunciare all’amato mondo del cinema.

Per questo il ritorno dei #CinemaDays è stato accolto con grandissimo entusiasmo: un’iniziativa che lo scorso anno ha ottenuto un successo oltre ogni previsione (quasi 2 milioni i biglietti staccati in soli 4 giorni), e che quest’anno ritorna dall’11 al 14 aprile con biglietti a 3 euro (5 per i film in 3D). Un bis più che apprezzato, basta cercare #CinemaDays su Twitter, dove è già stato definito l’appuntamento più importante dell’anno, tra dichiarazioni d’amore indirizzate agli organizzatori e buoni propositi per quattro giorni di maratone a base di emozioni e popcorn.

L’iniziativa è organizzata da Anec, Anem, Anica e con il sostegno della Direzione Generale Cinema del Mibact, nella sua semplicità è un bellissimo modo per coinvolgere il pubblico nel riscoprire una forma d’arte che da più di un secolo ci accompagna fissando mode e pensieri nel tempo. E voi, ne approfitterete?

Si #selfie chi può!

Se siete tra chi ancora pensa che i #selfie siano una moda passeggera, sappiate che state sbagliando di grosso. Non solo non ci sarà presto pace per le timeline di quasi tutti i social network, invase da centinaia di autoscatti nelle pose e nei momenti più vari, ma in futuro il selfie potrebbe diventare addirittura indispensabile per gli acquisti online.

Questo non significa che il denaro, reale o virtuale, sarà sostituito da ammiccanti foto in primo piano ma semplicemente che, invece di ricordare ogni volta nome e password, basterà uno scatto per accedere al proprio account. Il sistema non è solo frutto della fantasia di qualche ingegnere particolarmente creativo, ma una reale proposta avanzata da Amazon.

Il gigante mondiale dell’e-commerce ha infatti depositato una richiesta di brevetto per una nuova forma di transazione che prevede l’utilizzo di una foto o di un video del volto del titolare di un account per validare un acquisto. Questo brevetto si lega strettamente ad un’altro, sempre di proprietà di Amazon, in cui il volto degli utenti è utilizzato per l’autenticazione, ma non per completare la transazione economica.

Le ragioni della richiesta di questo brevetto pare siano molteplici: innanzitutto l’utilizzo della propria foto come chiave d’accesso garantirebbe una maggiore sicurezza per gli utenti nel caso di furto delle credenziali, in quanto il sistema registrerebbe anche i più piccoli movimenti della testa così da certificare che si tratti di una foto real time e non di un’immagine già datata. Inoltre, utilizzare il proprio nome utente e password potrebbe, almeno secondo i sostenitori del metodo selfie, risultare imbarazzante in prossimità di parenti e amici. Problema che invece non si porrebbe nel mettersi in posa davanti al proprio smartphone. Una teoria che aspetta solo di essere messa alla prova dai futuri utenti…