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Whatsapp, Google e Messenger semplificano la vita

Un concentrato di novità per Whatsapp, Facebook e Google: in una settimana sono stati annunciati o addirittura già implementati aggiornamenti che promettono di semplificare moltissime operazioni eseguibili tramite smartphone.

La prima novità riguarda Whatsapp, che dalla scorsa settimana permette di inviare documenti pdf. In effetti, chi ha già scaricato il nuovo pacchetto di update potrà trovare anche la dicitura “Documento” cliccando la storica graffetta in alto a destra.

Grandi cambiamenti sarebbero in vista anche per Facebook Messenger: sarebbe quasi certa l’apertura della piattaforma agli editori nel 2016, così da poter condividere news tramite chat con brevi estratti di notizie ed un link per approfondire l’argomento.

Ultimo ma non meno importante è il testing Google sul servizio a pagamento Hands Free, in corso negli Stati Uniti presso McDonalds’s e Papa John’s. Per procedere con una transazione monetaria basterebbe dichiarare un Pagherò con Google, autorizzando di fatto il passaggio di denaro tramite un POS dotato di interfaccia bluetooth. Per garantire la sicurezza  e gestire eventuali reclami una telecamera riprenderà i clienti nella fase di pagamento. Un sistema per ora insolito, che potrebbe riservare sorprese.

Whatsapp, Messenger e Google: tre esempi di come la tecnologia stia sempre più cercando di avvicinarsi all’utente. Come saranno accolte queste novità? Voi state già usando i documenti di Whatsapp, o vi fate inviare le news sullo smartphone? E per i pagamenti, provereste a effettuarli tramite Google? 

Perché infondo il nocciolo della questione è proprio questo: persino lo strumento più comodo o efficiente può essere del tutto inutile, per lo meno se nessuno prova a utilizzarlo!

Tutti i motivi per aprire un E-commerce

La notizia non giunge nuova: il 92% delle Piccole e Medie Imprese italiane non crede nell’e-commerce come canale utile per ottenere un significativo guadagno. Il dato è frutto di una ricerca condotta da TNS per eBay e Confcommercio su un campione di 202 PMI di diversi settori, rappresenta concretamente il pericoloso detto “squadra che vince non si cambia“.

Perchè investire sul commercio elettronico, se con le vendite tradizionali si riesce a stare a galla? Lo studio è molto chiaro: l’88% delle PMI ritiene che un sito e-commerce sia poco o per niente utile ai fini del proprio business, mentre il 26% arriva addirittura ad affermare che questo possa diventare un ostacolo per il commercio tradizionale.

Risultati a tendere? Non è nel nostro stile! Principale freno a qualunque investimento negli shop online è la mancata certezza di un immediato guadagno: investire nella tecnologia, sponsorizzarla, fidelizzare il cliente e solo alla fine ottenere un risultato spaventa molti imprenditori, che vedono l’e-commerce come un investimento pericoloso e dai risultati incerti.

La chiave del successo è guardare al futuro. Siamo stanchi ormai di sentir ripetere come il web e le sue possibilità siano il futuro dell’imprenditoria. Il concetto, sotto forma di frasi fatte e luoghi comuni, è così trasversalmente discusso da diventare ormai una barzelletta. Però, non bisogna dimenticarsi che un fondo di verità c’è: per semplicità, immediatezza, pigrizia o amore verso la tecnologia, le nuove generazioni si stanno spostando inevitabilmente sul digitale. Pertanto, il passaggio online nel tempo sarà comunque obbligatorio. Perché non cercare di battere la concorrenza, e strutturarsi prima di tutti? Dopotutto, c’è chi dice sia già tardi…

Offri un servizio utile. Dallo studio di TNS risulta come l’e-commerce sia percepito come inutile o persino dannoso, una potenziale minaccia per gli affari conclusi tramite canali tradizionali. In realtà, aprire uno shop online significa ampliare il proprio raggio di azione. L’e-commerce deve infatti essere visto come uno nuovo modo di interagire con il proprio pubblico, fornendo a tutti i clienti nuovi strumenti e opportunità in aggiunta all’offerta finora conosciuta.

La gestione sembra troppo complessa? Non bisogna spaventarsi di fronte al cambiamento. La parte più difficile di un e-commerce è l’implementazione, quando cioè è necessario far conoscere il nuovo servizio. Fortunatamente, una buona agenzia è in grado di organizzare egregiamente anche questo aspetto.

Crowdfunding: il web che finanzia le idee

Chiede un finanziamento di 20mila dollari e ne riceve ben 9 milioni: la notizia è di qualche giorno fa e avrebbe dell’incredibile se il denaro arrivasse da una qualsiasi banca, e non dalla piattaforma di crowdfunding più conosciuta al Mondo.

Kickstarter, ossia il sito di crowdfunding per progetti creativi più famoso del pianeta, ha realizzato in meno di una settimana il sogno dell’imprenditore Hiral Sanghavi, che aveva lanciato proprio dalle pagine della piattaforma americana una raccolta fondi bimestrale di soli 20mila dollari per la realizzazione di una giacca da viaggio.

Questa Travel Jacket, ideata per gli spiriti avventurosi e tendenti all’organizzazione estrema, avrebbe peculiarità di possedere una tasca per ogni oggetto necessario a una partenza. Passaporto, carte d’imbarco, occhiali da sole o tablet: tutto avrebbe una sua specifica collocazione tra i tessuti, rendendo la giacca una sorta di checklist in caso di dubbi dell’ultimo minuto. Una proposta che ha fatto letteralmente breccia nel cuore dei finanziatori, che hanno raccolto ben 9 milioni di dollari in una settimana pur di vedere questo singolare capo d’abbigliamento realizzato.

Un successo che molto probabilmente avrà sorpreso anche l’eccentrico inventore, ma che mostra ancora una volta le infinite potenzialità del web. In un mercato dove troppo spesso le buone idee non vedono realizzazione a causa di investimenti inziali troppo elevati, le piattaforme di crowdfunding rappresentano ormai una valida alternativa. Basta semplicemente pubblicare la propria idea e pubblicizzarla, e sperare che gli utenti siano ansiosi almeno tanto quanto l’autore di vederla realizzata.

Ad oggi sono stati finanziati tramite il crowdfunding libri, film, videogiochi, accessori tecnologici… Un sistema democratico basato su donazioni anche minime, capaci però di realizzare sogni e progetti. L’importante è quindi convincere il pubblico della bontà delle proprie intuizioni, e sperare che il risultato sia poi all’altezza delle aspettative!

Social Customer Care: perchè può servirti

Per un’azienda essere presente online può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Se, da un lato, una vetrina sul web consente a clienti e prospect di ottenere informazioni certe, verificate e in continuo aggiornamento, dall’altro implica che, soprattutto per quanto riguarda l’apertura di pagine social, richieste o commenti necessitino risposte precise e in tempo (quasi) reale.

Il Social Customer Care, ossia l’assistenza clienti attraverso i social network, è un’attività da considerare quando si vagliano i canali interessanti per il proprio business. Il successo di questo tipo di attività è infatti direttamente proporzionale alla quantità di interazioni generate, e ad ognuna (che sia un apprezzamento, un consiglio, una domanda o una critica) deve obbligatoriamente seguire una risposta pertinente ed esaustiva.

Esistono tre regole fondamentali nella gestione di un contatto tramite social network. Tre semplici regole che possono fare la differenza nella percezione del valore di un’azienda.

 

USA IL CANALE GIUSTO

Se viene postata una richiesta di informazioni sulla tua pagina Facebook, non rispondere via e-mail. O meglio, la relazione con il tuo interlocutore può svilupparsi come ritieni più giusto, ma il primo contatto deve avvenire sul canale prescelto dall’utente. Questo per due motivi: innanzitutto, chi ti contatta concentrerà la sua attenzione sulla sua domanda nell’attesa di una risposta. In secondo luogo, specialmente per contenuti pubblici, altri utenti potrebbero essere interessati allo stesso argomento, e non rispondere significherebbe non solo deluderli, ma dare l’idea che la tua presenza online non sia adeguatamente curata.

 

SII PROFESSIONALE

A volte tra le pagine dei social network ci si imbatte in richieste frettolose o accusatorie, con punte più o meno celate di polemica, che devono essere gestite in maniera professionale: sii sempre cortese, anche quando la domanda rischia di farti saltare i nervi, e risolutivo nella risposta. Per un utente, niente è più fastidioso di un messaggio preconfezionato senza valore aggiunto.

 

VAI ALLA VELOCITÀ GIUSTA

Lasciare una domanda in sospeso per giorni non è positivo, ma non serve nemmeno arrivare all’estremo opposto: abitua il tuo interlocutore ai tuoi ritmi, chiarendo i tempi di risposta. Se una domanda arriva nel cuore della notte o durante il weekend, è plausibile che la risposta possa essere scritta alla riapertura degli uffici. Non tutte le aziende hanno strutture in grado di gestire un servizio 24/7, e molti utenti non si aspettano nemmeno che questo avvenga. Meglio quindi prendersi qualche ora e fornire una risposta completa e professionale, piuttosto che puntare sulla velocità, tralasciando i contenuti. E se qualche altro utente ben informato nel frattempo risponde al posto tuo? Ringrazialo per la puntualità, e sfrutta l’occasione: creare una community attiva attorno al brand è il miglior modo per accrescere la propria autorevolezza sul mercato.

Guida ai Social Network

Facebook, Twitter, Linkedin, Instagram, YouTube, Google+, Pinterest, Tumblr… il mondo dei Social Network è vastissimo e pieno di possibilità. Ognuna di queste piattaforme ha vantaggi e svantaggi, pregi e difetti, che possono fare la differenza nella scelta della giusta comunicazione per il proprio business.

Spesso al primo approccio con i Social Media non è così facile capire quale sia il più adatto per le proprie esigenze. Per questo abbiamo deciso di creare le carta d’identità delle 5 maggiori piattaforme social.

 

FACEBOOK

Il Social per eccellenza: la rivoluzione del web è passata dall’idea di Mark Zuckerberg & Co., che è riuscita a imporsi senza troppi contrasti come il nuovo modo di comunicare a lunga e breve distanza.

Target: Eterogeneo. Se agli albori erano soprattutto le nuove generazioni ad esserne attratte, oggi è difficile profilare l’utente tipo. Infatti, per attivare le campagne di sponsorizzazione, occorre creare microtarget con specifici parametri di riferimento.

Cosa pubblicare: notizie, curiosità, contenuti leggeri, con linguaggio diretto e schietto nei confronti degli utenti. Facebook non ha bisogno di troppe cerimonie, preferisce un linguaggio friendly.

Quanto pubblicare: i pareri sono discordanti. Sicuramente il minimo è un aggiornamento settimanale, ma spesso non basta. La vivacità, anche nel postare contenuti, è tutto per questo social. L’importante è non annoiare.

 

TWITTER

L’uccellino del web (il nome deriva dall’inglese to tweet, “cinguettare”), amato per la sua velocità e sinteticità. I pensieri viaggiano a 140 caratteri alla volta, e invecchiano in un attimo.

Target: Twitter è visto con diffidenza dai giovanissimi, mentre è amato da aziende, enti e personaggi pubblici per comunicazioni veloci e puntuali, che possono essere ricondivise immediatamente dai propri follower.

Cosa pubblicare: notizie, informazioni sintetiche, link a contenuti interessanti. Twitter è il social che informa, e i contenuti devono essere attinenti al tema.

Quanto pubblicare: quotidianamente. 5 tweet a settimana sono il minimo per costruire una base di follower efficace.

 

LINKEDIN

La piattaforma del lavoro. Visto inizialmente come uno strumento di condivisione del proprio Curriculum Vitae, Linkedin sta assumendo anche in Italia una forma più sociale, mantenendo comunque un forte legame con il mondo della professione.

Target: professionisti. Linkedin rappresenta il mondo del business e tutte le sue pagine, siano profili privati o aziendali, devono rispecchiare questa caratteristica.

Cosa pubblicare: articoli legati alla propria professione, case history di progetti svolti, novità professionali rilevanti.

Quanto pubblicare: in Linkedin la consultazione è meno veloce e più approfondita, per questo troppe pubblicazioni rischiano di oscurare alcuni contenuti prima di essere letti. Un paio di post al mese basteranno a non far sembrare la pagina aziendale dimenticata. Per i gruppi, il discorso è diverso: chi vorrebbe attendere troppo per avere una risposta?

 

INSTAGRAM

Il social delle foto, si distingue dagli altri per la comunicazione ad immagini. Non importa se gli scatti siano professionali o immortalati con lo smartphone, se riguardino la colazione appena fatta o un meeting di lavoro… Instagram è il luogo virtuale perfetto per condividerli.

Target: come per Facebook, è eterogeneo. L’unico requisito necessario per potersi appassionare a questo social è l’amore per la fotografia, e creatività nella ricerca dei soggetti.

Cosa pubblicare: abbiamo già parlato delle foto, vero?

Quanto pubblicare: come per Twitter, anche in questo caso la visione delle pubblicazioni è molto veloce. Non c’è limite né minimo né massimo, l’importante è incuriosire ed essere originali.

 

YOU TUBE

You Tube è un’istituzione per il mondo video. La condivisione di qualsiasi filmato, da trailer cinematografici a clip musicali, da demo di aspiranti personaggi famosi a video promozionali: tutto passa da You Tube.

Target: si tende spesso ad associare You Tube a giovani in cerca di svago e divertimento, ma è un concetto limitante. Esiste veramente di tutto: dai tutorial per l’hobbistica, il trucco, la cura della casa o dei bambini, ai video aziendali legati a prodotti o isituzioni, a corsi in lingua o di informatica…

Cosa pubblicare: non ci sono limiti (a parte quelli stabiliti dalla legge). L’importante è creare una continuità tra i propri contenuti. Se parlate di hobbistica, non  potrete per esempio proporre improvvisamente un video dedicato alle vacanze ai tropici…

Quanto pubblicare: you tube non guarda le date di pubblicazione, ma i contenuti. Ottimi contenuti possono essere attuali anche dopo periodi di tempo discretamente lunghi, mentre scarsa qualità viene spesso abbinata a scarsa memoria. L’importante non è il quanto, ma cosa.

 

Esistono tantissime altre piattaforme social come Pinterest, Tumblr, Flick, Google+, Slideshare o Vimeo, tanto per citarne alcuni, mentre non ci sono ricette miracolose per scegliere su che social network (o su che combinazioni di piattaforme) pubblicare: il segreto è seguire le linee guida, e tuffarsi a capofitto nel mondo delle relazioni online: i risultati potrebbero essere sorprendenti.

Analytics: perché non puoi farne a meno

Dopo vari tentennamenti, finalmente hai rinnovato (o magari creato da zero) il tuo sito web: hai cercato il professionista che più rispecchiasse il tuo gusto e le tue idee, hai lavorato alla struttura e ai contenti da pubblicare e hai accettato di buon grado che al tuo nuovo sito venisse abbinato un account Google Analytics. Hai ascoltato affascinato le spiegazioni del tuo webmaster di fiducia ma, ora che il sito è nelle tue mani, inizia a sorgere il dubbio che non sia poi fondamentale conoscere le abitudini dei tuoi utenti. Dopotutto l’importante è essere online, giusto?

Non proprio. Un sito web non monitorato equivale a una serie di opportunità sprecate. Negli ultimi anni Google Analytics è si è affermato come strumento in grado di fornire un’analisi completa e gratuita del sito di riferimento. Imparando a leggere correttamente i dati forniti  è possibile innanzitutto ottenere maggiori informazioni rispetto al proprio target, dalle abitudini alle aspettative, fino ad aumentare la visibilità del sito stesso, accedendo quindi a un bacino d’utenza molto più vasto.

Quindi, come si leggono i dati di Analytics?

LE BASI

La schermata principale di Analytics è di per sé indicativa per comprendere il funzionamento del proprio sito web. Uno dei dati più importanti presentati è infatti il grafico a torta che indica la percentuale di visitatori nuovi e ricorrenti. Quale di questi due valori deve essere più alto? Dipende. Un elevato numero di visitatori ricorrenti è una buona notizia per un blogger o un rivenditore online, poiché indica la fidelizzazione del proprio target. Per un’attività più tradizionale, dove il sito web rappresenta principalmente un investimento per ottenere visibilità, un buon numero di nuovi accessi potrebbe significare nuovi potenziali acquirenti pronti a entrare in contatto diretto con l’azienda.

ANALISI DEL TARGET

Google non si ferma al numero di collegamenti effettuati, ma fornisce tutte le informazioni per tracciare il profilo del target di riferimento: lingua, posizione, addirittura il fornitore dei servizi con cui gli utenti si collegano  o la risoluzione dello schermo da cui si sta navigando sono dati aggiornati in tempo reale, utili per capire il comportamento dei propri utenti e regolare di conseguenza l’offerta online.

FREQUENZA DI RIMBALZO E PAGINE MAGGIORMENTE VISITATE

Definito il target, altri parametri fondamentali sono la frequenza di rimbalzo, ossia il valore percentuale di quanti utenti visitano solo una pagina e quanti invece continuano la navigazione sul sito, e le pagine maggiormente visitate. Quest’ultimo dato è utile per creare contenuti più accattivanti per i visitatori, ma soprattutto per capire quali siano i cavalli di battaglia del sito stesso.

Il consiglio è quello di confrontare e monitorare sempre i dati del proprio account Google Analytics: sperimentare è il miglior modo per acquisire familiarità con lo strumento e confidenza con i risultati.

Per tutto il resto, noi di Sd Studio siamo sempre pronti a mettere le nostre competenze al tuo servizio!

ExcellentNet: nuove prospettive di network

Un network con un obiettivo chiaro ed ambizioso: supportare le aziende nel proprio sviluppo commerciale. ExcellentNet è approdato anche in Italia, promettendo di replicare il successo già raccolto all’estero nell’aiuto dei suoi partner a instaurare nuove e proficue relazioni professionali.

Ma che cos’è ExcellentNet, e perché ci ha colpiti tanto? Innanzitutto possiamo descriverlo come un’innovativa opportunità, per le aziende e per i propri clienti, di ampliare le proprie conoscenze e il proprio business grazie all’utilizzo del Corporate Barter, ovvero lo scambio di merci in compensazione. Una sorta di ibrido tra il normale funzionamento degli accordi di business e una versione del baratto riveduta, corretta e soprattutto tecnologica, che consente agli affiliati di acquistare beni, merci e servizi senza dover sostenere alcun effettivo esborso monetario.

Fantascienza? Non propro. Semplicemente, l’eventuale acquisto verrebbe compensato con la fornitura di prodotti o servizi propri, senza dover ricorrere a movimentazioni di denaro, far fronte a eccessive dilazioni di pagamento o insolvenze oppure subire una scarsa rotazione delle merci in magazzino. Basta acquistare, tutto o in parte, con la moneta complementare di ExcellentNet, gli xl, uno strumento legalmente riconosciuto anche se valido solo all’interno del network, che permette di accumulare crediti successivamente spendibili all’interno della rete stessa.

Troppo complicato? Assolutamente no, basta guardare l’esempio qui sopra, che mostra la semplicità disarmante con cui questa rete può essere utilizzata. Come ogni novità, il primo approccio può essere scettico, ma siamo sicuri che questo nuovo modo di interpretare il business riserverà molte sorprese anche nel nostro Paese.

Perchè, cosa importante, ExcellentNet guarda al futuro, proprio come noi.