Rebranding: non tutti si chiamano #Enel

Se avete ricevuto la sempre puntuale bolletta o anche solo se vi è capitato di curiosare per il web vi sarete sicuramente accorti che #Enel, come #Tim prima di lei, ha dato un taglio drastico al passato andando ad effettuare dopo 18 anni quella che in gergo è chiamata “operazione di #rebranding” ovvero il rinnovo dell’immagine, a partire dal brand.
Ora, che il nuovo brand vi piaccia o meno, sicuramente nel caso in oggetto l’Ente Nazionale per l’Energia Elettrica avrà effettuato una serie infinita di analisi di mercato, focus group, sondaggi e tutte le operazioni standard che si effettuano in questi casi (o almeno così speriamo vista la sempre più prolifica nascita di concorrenti che si fregiano del #naming Enel).

Ma capita spesso che aziende meno blasonate rischino il tutto e per tutto andando ad effettuare avventate operazioni di totale rebranding, non supportate da un’adeguata divulgazione massmediatica, il che invece di portare benefici va ad intaccare la così detta brand awareness, ovvero la capacità di un marchio di essere facilmente riconosciuto ed identificato all’interno di un determinato settore.

Questo porta nella maggior parte dei casi ad una difficoltà da parte dell’azienda ad essere riconosciuta storicamente nel mercato, facendole perdere in parte la garanzia di essere riconosciuta ed identificata al primo colpo da parte degli utenti.

Quando si effettuano operazioni di #rebranding è sempre meglio affidarsi ad un’agenzia pubblicitaria conscia delle corrette mosse propedeutiche da effettuare ed è sempre meglio ricordare che il tutto dev’essere supportato da una forte campagna pubblicitaria a sostegno, che motivi e spieghi il fatto che pur essendo cambiata l’immagine, l’azienda è rimasta sempre la stessa.

Campagne che oltre alla classica carta stampata necessitano sempre più di operazioni di pubblicizzazione della novità via web, tramite sponsorizzazioni e mediante i social network, vero e proprio motore ed ormai fonte primaria di diffusione capillare.