#hashtag

Hashtag, o meglio #hashtag, niente più di un’etichetta, ma un’etichetta che ha cambiato e stravolto il modo di pensare e di concepire quello che ci piace. Gli hashtag, per chi ancora non lo sapesse servono per far trovare facilmente un messaggio collegato ad un argomento, per generare una discussione o per far partecipare le persone ad una discussione già esistente. Una volta li chiamavamo hyperlink, ora si chiamano hashtag.

Ma qual’è la finalità dell’hashtag? Semplice, generare quelli che neologisticamente parlando chiamiamo “Trending Topics”.
Provo a spiegarlo più facilmente: Immaginatevi a scuola, sui banchi, il vostro compagno di banco vi dice che #tiziodiquinta si è fidanzato con #tiziadiquarta. Una volta prima di conoscere i dettagli della soap opera del secolo avreste dovuto attendere la puntata successiva, ma è qui che entra in gioco il nostro hashtag. Andate su un social network e digitate #tiziodiquinta, subito vi compariranno tutti i commenti, gli articoli, i gossip sulla storia. Esempio:”Sai che #tiziodiquinta se la fa con #tutteletiziediquarta?” Oppure ancora:”che bella coppia sono. #tiziodiquinta #tiziadiquarta” e così via.

Ma come sempre quando una moda esplode incontrollata nascono i soliti problemi di comprensione dello strumento.
Se ne vedono di tutti i colori, c’è chi apre discussioni con hashtag simili non sapendo che sono già trending topic, c’è chi nemmeno sa cos’è un trending topic, c’è chi sbaglia l’hashtag e pensando di essere cool finisce col far la figura di chi scrive una lettera d’amore alla fidanzata e poi alla fine la firma con “Ti aNo”

Insomma come tutte le novità anche l’hashtag va utilizzato con cognizione di causa, perchè l’informazione ormai passa anche dai cancelletti.