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Quando il selfie uccide… la poesia

Esistono ancora luoghi al riparo dai selfie? Il bagno, le vacanze, l’auto, l’ufficio: nessuna parete sembra essere in grado di fare da scudo alla fotocamera di certi smartphone, e non sempre con risultati esaltanti. Se è vero che non c’è limite alla fantasia delle persone, è anche vero che la toilette di un bagno pubblico non è proprio il luogo ideale per sfoggiare un nuovo taglio di capelli!

Passi la foto con la duck face, quell’espressione che vorrebbe imitare un bacio ma che troppo spesso risulta a metà tra un papero sorpreso fuori dal suo habitat e una rigenerante bevuta a base di succo di limone, o l’autoscatto in palestra con trucco e capelli freschi di piega, vero quasi quanto i selfie a tradimento delle star appena sveglie… Tutte espressioni (purtroppo) entrate nella quotidianità del nostro feed, ma capaci anche di strapparci un sorriso.

Cosa succede però quando si esagera? La risposta è tanto facile quanto imbarazzante, etichettata con l’hashtag #aftersex: fenomeno partito dalle celebrità e diventato una prassi comune (e non solo chi mastica l’inglese capisce di cosa stiamo parlando…). Attenzione però che l’agguato è dietro l’angolo: della compagna ufficiale in caso di scappatelle o dei genitori se siete nel mezzo delle prime love stories. Perchè è vero che sono le parole ad uccidere la poesia di un amore, soprattutto se anticipate dal socialissimo cancelletto!

Altro tema scottante, di nome e di fatto, è quello legato alle foto estreme: selfie pericolosi, che possono creare più di qualche grattacapo, soprattutto se nel tentativo di immortalarvi accanto ad una granata finite col farla brillare, e non di certo grazie al flash! Ed è vero che il premio è vincere un prestigiosissimo Darwin Award, ma siamo sicuri che valga la pena di rischiare?